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La corona del Sacro Romano Impero: storia, pietre, dove vederla
Aggiornato il 2 ottobre 2026
La corona del Sacro Romano Impero si trova a Vienna, nel Tesoro imperiale della Hofburg, e un adulto può vederla da vicino per 16 € prenotando online. È una corona a otto piastre in oro a 22 carati, con 144 pietre preziose e altrettante perle circa; ha incoronato imperatori per un periodo tra gli otto e i nove secoli, e quasi tutto ciò che riguarda la sua datazione è oggetto di discussione.
Questa pagina parla dell’oggetto. Se ti interessano la sala in cui è esposta e come entrarci, la guida al Tesoro imperiale spiega tutto, e Biglietti Hofburg mostra come si combinano le sette biglietterie separate del palazzo.
Che cos’è la Corona imperiale
Una Bügelkrone, cioè una corona ad arco, con una caratteristica forma ottagonale anziché rotonda. Era la corona d’incoronazione dell’imperatore del Sacro Romano Impero, probabilmente dalla fine del X secolo fino a quando Napoleone pose fine all’impero nel 1806, e veniva usata anche per l’incoronazione del Re dei Romani, il titolo che l’imperatore eletto assumeva subito dopo l’elezione.
L’ottagono non è decorativo. Viene generalmente interpretato come un richiamo alle corone degli imperatori bizantini, o alla forma della Cappella Palatina di Carlo Magno ad Aquisgrana, o a entrambe: una rivendicazione di successione inscritta nella geometria.
Otto piastre d’oro incernierate, ad arco nella parte superiore, tenute insieme da due fasce di ferro rivettate di data sconosciuta. Prima che venissero aggiunte, lunghi perni d’oro univano le piastre, e quindi l’intera corona con il suo arco poteva essere smontata per il trasporto. Questo dettaglio dice quasi tutto della sua prima vita: era un oggetto che viaggiava.
A chi appartiene
Alla Repubblica d’Austria. La corona fa parte della collezione del Tesoro imperiale, amministrato dal Kunsthistorisches Museum, e si trova stabilmente a Vienna dal gennaio 1946.
La risposta sorprende spesso, perché la corona ha origini tedesche e non austriache e la Germania ne ha chiesto conto più di una volta. La versione breve di come sia arrivata qui è nelle prossime due sezioni, e passa per una rivoluzione, uno scioglimento e una guerra.
Quanti anni ha, e perché nessuno è d’accordo
La datazione tradizionale colloca la corona nella seconda metà del X secolo, realizzata nella Germania occidentale per l’incoronazione imperiale di Ottone I nel 962, con aggiunte successive: sull’arco è iscritto il nome CHVONRADUS, che rimanda a Corrado II.
Questa datazione non è affatto chiusa. Lo storico John B. Freed osserva che le iscrizioni sulle placche sono state datate su base paleografica non prima della seconda metà dell’XI secolo, e che i versetti biblici su tre delle quattro placche figurate compaiono nei diplomi regi solo tra la fine dell’XI e il XII secolo. Propone invece che la corona sia stata realizzata per l’incoronazione imperiale di Corrado III a Roma, un’incoronazione che non avvenne mai.
L’argomentazione di Freed è insolitamente precisa. Il titolo imperiale sulla corona corrisponde a quello che Corrado usò in una lettera inviata all’imperatore bizantino Giovanni II Comneno nel 1142. E la scelta curiosa del testo di Isaia sulla placca di Ezechia, la promessa di altri quindici anni di vita, ha senso soprattutto, sostiene, se fu Corrado a commissionarla, dato che durante la Seconda crociata si ammalò gravemente di malaria terzana e non fu in grado di svolgere i suoi compiti dall’agosto 1149 all’aprile 1150.
Altri la leggono diversamente. Reinhard Staats interpreta il testo di Isaia come un generico memento mori valido per qualsiasi sovrano. Denise A. Kaiser sostiene che fu Ottone II a commissionare la corona e che la placca di Ezechia alluda alla guarigione di Ottone I da una grave malattia.
La prima menzione sicura della corona risale al XII secolo, ammesso, come è probabile, che si tratti della stessa corona. Questo è lo stato onesto della questione: in un punto tra gli anni 960 e gli anni 1140, con buoni argomenti da entrambe le parti.
Il disegno, piastra per piastra
Ognuna delle otto piastre è in oro ad alta caratura, circa 22 carati, il che dà alla corona il suo inconfondibile colore caldo e burroso, lontano dal giallo duro dell’oro moderno.
Le pietre non sono sfaccettate: la sfaccettatura era ancora sconosciuta quando la corona fu realizzata. Sono levigate in forme arrotondate e incastonate en cabochon, inserite in aperture ritagliate nel metallo e fissate con sottili fili. L’effetto, quando la luce passa da dietro, è che le pietre sembrano brillare dall’interno. Sono 144, tra zaffiri, smeraldi e ametiste, con un numero di perle più o meno uguale. Blu, verde e viola erano i colori riservati agli imperatori secondo il protocollo imperiale bizantino.
Quattro piastre sono Bildplatten, placche figurate, con figure e scene della Bibbia in smalto cloisonné nello stile bizantino a smalto “incassato” (Senkschmelz), ciascuna incorniciata da zaffiri blu e perle in filigrana a rilievo.
| Piastra | Che cosa raffigura | L’iscrizione |
|---|---|---|
| Anteriore destra | Cristo in maestà tra due cherubini | “Per me regnano i re” (Proverbi 8,15) |
| Posteriore destra | Isaia che parla al re Ezechia, seduto sul letto | “Ecco, aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni” (II Re 20,6) |
| Anteriore sinistra | Il re Salomone con un rotolo | “Temi il Signore e sta’ lontano dal male” (Proverbi 3,7) |
| Posteriore sinistra | Il re Davide con un rotolo | “Il re glorioso ama la giustizia” (Salmo 99,4) |
Le altre quattro sono Steinplatten, placche gemmate, di varie dimensioni e decorate soltanto con pietre preziose e perle. Le dodici pietre sulle piastre anteriore e posteriore sono probabilmente un richiamo voluto alle dodici pietre del pettorale del sommo sacerdote ebraico e alle dodici pietre di fondazione della Nuova Gerusalemme nell’Apocalisse.
L’unico arco che corre da davanti a dietro reca, in perline, il nome e il titolo imperiale che appartenevano probabilmente a Corrado II, il primo sovrano tedesco a definirsi re dei Romani. Il lato sinistro recita “Corrado, per grazia di Dio”; il destro, “Imperatore dei Romani, Augusto”. Davanti all’arco si trova una croce gemmata con il Cristo crocifisso inciso sul retro: in origine una croce pettorale che si dice appartenesse a Enrico II, fissata alla corona solo in seguito.
Altri due dettagli da cercare. Su ciascuna delle placche gemmate laterali ci sono tre piccoli fori, che probabilmente reggevano catenelle di gioielli pendenti, i pendilia, un elemento imperiale bizantino che sopravvive sulla Sacra Corona d’Ungheria. E il copricapo di velluto rosso all’interno risale solo al XVII secolo; prima di allora la corona si indossava sopra una mitra.
La pietra che manca
La pietra centrale in alto sulla piastra anteriore è uno zaffiro triangolare, ed è una sostituzione.
Al suo posto c’era la Waise, l’Orfana, chiamata così perché nulla di simile era mai stato visto altrove. Era probabilmente un grande opale bianco con riflessi rosso vino, o forse un granato o uno zircone rosso eccezionalmente brillante, e da sola generò un intero corpus di leggende medievali. Alberto Magno la descrisse nel 1250:
“L’Orfana è una gemma nella corona dell’imperatore romano. Poiché nulla di simile è mai stato visto altrove, è chiamata ‘Orfana’. Ha il colore del vino, di un delicato vino rosso, ed è come se il bianco abbagliante della neve penetrasse il rosso vivo del vino e tuttavia restasse quieto in quel rosso. La gemma risplende con forza e si dice che un tempo brillasse persino di notte, ma non ai nostri tempi; si dice però che custodisca l’onore dell’impero.”
Nessuno sa quando o perché sia stata rimossa. L’ultima menzione è in un inventario ordinato da Carlo IV nel 1350.
Se sulla corona guardi una cosa sola, che sia la pietra triangolare dall’aria anonima in cima alla piastra anteriore, sapendo che lì prima c’era qualcosa di meglio.
Dove è stata la corona
L’itinerario spiega perché la corona fosse smontabile, ed è una storia compressa dell’Europa centrale.
Nei primi secoli fu custodita all’abbazia di Limburg, al castello di Harzburg, nei palazzi imperiali di Goslar e Haguenau, a Trifels, Waldburg, Krautheim, Kyburg, Rheinfelden e all’Alter Hof di Monaco di Baviera.
Nel 1349 Carlo IV portò le insegne imperiali al castello di Karlštejn vicino a Praga, che aveva fatto costruire a questo scopo. Nel 1424, con la Boemia in piena guerra hussita, Sigismondo le trasferì a Visegrád e poi a Norimberga, dove rimasero stabilmente nell’Heilig-Geist-Spital, tranne che durante le incoronazioni: ad Aquisgrana fino al 1531, poi a Francoforte dal 1562.
Nel 1796, con la Francia rivoluzionaria che minacciava l’intera struttura dell’impero, le insegne furono portate all’abbazia di Sant’Emmerano a Ratisbona, e da lì nel 1800 a Vienna. L’impero stesso fu abolito il 6 agosto 1806, sei anni dopo che la sua corona era arrivata nella città dove si trova ancora oggi.
Il 1938 e gli uomini che la riportarono indietro
La corona e il resto delle insegne rimasero a Vienna fino all’Anschluss del marzo 1938, quando la Germania nazista le riportò a Norimberga, questa volta nella Katharinenkirche, nell’ambito della promozione della città come custode di un passato tedesco mitizzato.
Durante la guerra la corona fu custodita nell’Historischer Kunstbunker, un caveau sotterraneo sotto il castello di Norimberga. I soldati americani vi recuperarono i tesori nell’agosto 1945, in un’operazione guidata dallo storico dell’arte tenente Walter Horn, un emigrato tedesco divenuto cittadino statunitense ed entrato nell’esercito americano.
Furono restituiti alla Österreichische Nationalbank nell’Austria occupata dagli Alleati nel gennaio 1946 e da allora sono rimasti a Vienna. La corona tornò in esposizione alla Hofburg nel 1954, e l’allestimento che vedi oggi risale a un rinnovamento completo del caveau del Tesoro tra il 1983 e il 1987.
Le copie
Se hai visto la corona altrove, probabilmente hai visto una copia, e ce ne sono diverse di ottima fattura.
Una copia identica fu realizzata nel 1915 per volere di Guglielmo II per essere esposta ad Aquisgrana, dove è ancora custodita nel Krönungssaal del municipio, un edificio del XIV secolo sorto sui resti del palazzo di Carlo Magno. Altre copie si trovano nel Museo storico di Francoforte, nella fortezza di Trifels nell’ex Elettorato del Palatinato e a Karlštejn in Cechia, accanto a una copia della Corona di San Venceslao.
Vedere quella vera
Il Tesoro imperiale si trova nello Schweizerhof, il cortile più antico della Hofburg, a cui si accede dalla Porta degli Svizzeri rossa e nera. È gestito dal Kunsthistorisches Museum e non dall’operatore del palazzo, quindi richiede un biglietto separato e ha un ingresso diverso dagli Appartamenti imperiali.
| Biglietto | Online | In cassa |
|---|---|---|
| Adulti | 16 € | 18 € |
| Ridotto | 12 € | 14 € |
| Under 19 | Gratis | Gratis |
Aperto tutti i giorni tranne il martedì, dalle 09:00 alle 17:30, con ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura: il vero limite è quindi alle 17:00. Chiuso dal 16 al 27 febbraio 2026 per la manutenzione annuale. Dati letti dalla pagina delle tariffe del Tesoro il 18 settembre 2026.
Calcola un’ora per l’intero Tesoro, di cui dieci minuti per la corona. Si trova nella sezione profana, con le vesti dell’incoronazione, il tesoro dell’Ordine del Toson d’oro e la Lancia sacra, una punta di lancia carolingia con un carico di leggende paragonabile e un divario altrettanto ampio tra la leggenda e i risultati di laboratorio.
La chiusura del martedì è il modo più comune in cui una visita qui va storta. Controlla il giorno prima di organizzare qualsiasi altra cosa intorno a essa.
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